LA FINE DI UN MONDO

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Il mondo neoliberista è finito, un altro ciclo capitalista si è concluso. Il sistema produttivo capitalistico ha al suo interno delle contraddizioni che lo vincolano a fasi espansive materiali seguite da espansioni finanziarie e crisi. Lo scopo di tutti i partecipanti al “gioco” è massimizzare i propri profitti ad ogni costo e questo rende irrilevante come i soldi vengano fatti. Lo sfruttamento e lo sterminio sono sempre stati i mezzi fondamentali con cui questo sistema ha portato avanti la sua guerra contro l’umanità. 

Il popolo Maya è stato forse il primo a sperimentare sulla propria pelle i suoi meccanismi e le loro conseguenze. L’oro brillava troppo per poter fermare le spade degli invasori, il profitto non si poteva fermare davanti ad animali “senza anima”, come le gerarchie ecclesiastiche chiamavano gli indigeni per giustificare ogni nefandezza. Oggi dei Maya rimangono, agli occhi del potere, solo musei e ridicole profezie da loro mai enunciate. Guardando invece il mondo dal basso a sinistra possiamo vedere distintamente che le radici di quel popolo non sono state estirpate dal potere e dalla sua superbia. La resistenza Maya ha covato nelle ceneri della sua distruzione per tornare oggi ad indicarci una strada possibile di superamento al capitalismo.

La storia alcune volte sa essere beffarda: il calendario di un popolo schiacciato nel passato segna la fine del calendario del potere e ci mostra un possibile modo di abbandonarlo. Le realtà indigene in tutta America, dopo 500 anni di sfruttamento, stanno riconquistando quello che sarebbe dovuto essere sempre stato loro: pane, terra, libertà e dignità. Lì il crollo del neoliberismo, esploso nei primi anni del XXI secolo, è cosa quasi passata: le lotte degli sfruttati e degli indigeni, a partire dall’insurrezione zapatista del ’94, si sono sapute unire ed organizzare per conquistarsi spazi di democrazia partecipativa e diritti, indipendenza nazionale dall’oppressore straniero e dalla sua armata neoliberista, la lotta sarà ancora lunga ma il cammino è stato trovato.

Tutti i popoli dei paesi ancora “globalizzati” stanno per affrontare questa sfida: come trasformare il crollo del sistema finanziario mondiale in un cammino verso un sistema più giusto, democratico e libero. Sarà dura, come la saggezza No Tav ci insegna. Sarà dura perché nuovi poteri tenteranno di indirizzare la nostra rabbia verso cambiamenti che nulla cambino. Sarà dura perché la repressione continuerà a colpirci e la disperazione non ci aiuterà a rimanere lucidi.
Sarà però l’unico modo per riscoprire i nostri esseri sociali e ricrearne nuove forme, riconquistare la dignità rubata e liberare le vere capacità umane oppresse da un mondo insensato.
I Maya e la loro lunga resistenza ci hanno mostrato la via: o la lotta o la fine del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 


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