L8ttiamo per i diritti di tutt*

Donnemarzo1Sono passati 36 anni dall’approvazione della legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza (ivg): una grande conquista ottenuta attraverso una lotta basata sul coinvolgimento dell’intera società. Con la legalizzazione dell’aborto, parallelamente ad una migliore educazione sessuale e alla diffusione dei metodi contraccettivi, le ivg sono nettamente diminuite in Italia (passando dai 234.801 del 1982 a 111.415 del 2011) anche se non tra le donne immigrate, che rappresentano il 30% delle donne che interrompono la gravidanza. L’estensione di tali risultati anche tra la popolazione straniera non potrà che avvenire con un impegno sulla cultura della prevenzione.

Il tema della salute della persona risulta centrale ancora oggi e deve essere estesa la lotta per la difesa dell’esistente, in modo che luoghi come i consultori, che troppo spesso hanno rappresentato l’unico presidio sanitario accessibile e che negli ultimi anni hanno subito continui attacchi, risultino fruibili a tutt*. Risulta ancora più importante alla luce del dibattito europeo e delle leggi regressive che si stanno attuando in Spagna, dove le donne, sempre più vessate sul lato economico e dai tagli ai servizi di welfare, sono ulteriormente attaccate sul fronte del diritto alla salute.

Il caso spagnolo non è poi così lontano da quello italiano: in questi ultimi anni abbiamo assistito a continui tagli alla sanità, ai servizi di assistenza (come asili nido) e a molteplici tentativi di riformare i consultori e l’intero impianto della 194 in un’ottica pro-life.  Tutto ciò all’interno di un quadro economico disastroso dove uomini e donne si sono ritrovati accomunati nella perdita del lavoro e nel difficile compito di riuscire ad arrivare alla fine del mese. Il tentativo in Basilicata di introdurre i movimenti pro-life all’interno dei consultori, con la scusa di voler migliorare il tasso di natalità della regione ne è l’esempio.

La popolazione in Italia sta invecchiando, è vero. Ci dicono che c’è una crisi di natalità e che presto si arriverà ad una situazione non più sostenibile. Ma bisogna interrogarsi sul perché si sia abbassato in Italia il tasso di natalità e di certo la causa non va cercata nell’ ivg, (dal momento che abbiamo visto come il numero di aborti sia dimezzato negli ultimi 30 anni), ma in fattori economici e di inclusione sociale, non risolvibili con assegni una tantum per il sostegno alla maternità. Gli italian* perdono il lavoro o non riescono proprio ad entrare nel mercato del lavoro e quindi più difficilmente creano una “famiglia”, intanto i nostri governi attuano politiche di espulsione e respingimento che impediscono a migrant*, uomini, donne e bambini di venire e vivere nel nostro paese (celando la non troppo velata verità che l’aumento di natalità debba essere di marchio italiano d.o.c.).

Per tale motivo il tema che deve risultare centrale in questo momento di crisi economica, parallelamente a quello della salute, è quello del diritto al lavoro, da leggersi come diritto all’accesso al lavoro per tutt*, affiancato dallo sviluppo di un welfare che permetterà di sostenere le donne nelle proprie scelte di essere o non essere madri. Prima ci trovavamo a lottare per il diritto di scegliere di non essere madri, ora ci troviamo a lottare anche per esserlo.

L’introduzione della flessibilità del lavoro negli anni non ha di fatto migliorato la situazione femminile, anzi, ha alimentato la disparità tra uomini e donne nell’ingresso al mercato del lavoro, in cui hanno giocato un ruolo fondamentale le vecchie logiche per cui alla donna, comunque impegnata nei compiti familiari,  si impedisce di accedere alla pari dell’uomo a ruoli a tempo pieno o al posto fisso per lo spauracchio di una possibile gravidanza.

Ma la crisi ha avuto un ruolo di forte livellatrice (al ribasso) per cui adesso anche gli uomini si vedono estromessi dal mercato del lavoro e la precarizzazione ha colpito molti settori in cui prima era assicurato un posto fisso.

Quello che sta diventando pressante è il rilancio di un mercato del lavoro, di sostegno reale a chi perde il lavoro e meccanismi di tutela per precari e disoccupati, oltre che (e non ci stancheremo mai di ribadirlo) sostegno tramite welfare.

In attesa di capire cosa ci riserverà il prossimo jobs act (strumento che pare servirà a renderci sempre più professionalizzati, ma allo stesso tempo ci costringerà ad accettare il primo lavoro proposto, anche se dequalificante o altrettanto precario), bisogna organizzare le forze per cercare di ribadire il concetto fondamentale alla base della lotta verso un benessere comune per tutti e tutte, ovvero IL LAVORO.

L’otto marzo non deve essere vista solo come una giornata di lotta per le donne e delle donne, ma come un’occasione per proseguire insieme con più forza le lotte mai interrotte.

Fonti dell’articolo:

Dati sull’igv:
Rapporto ministero della salute (tabella 30): http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2023_ulterioriallegati_ulterioreallegato_0_alleg.pdf
http://www.ingenere.it/articoli/trentacinque-anni-portati-abbastanza-bene
http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=54868

Notizie sulla Basilicata:
http://abbattoimuri.files.wordpress.com/2014/02/pdl-sostegno-maternita-natalita.pdf
http://abbattoimuri.wordpress.com/2014/02/23/basilicata-polemiche-sulla-proposta-che-introduce-i-prolife-nei-consultori/
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2014/02/23/pdl-in-basilicata-prolife-nei-consultori-e-azione-regionale-antiabortista/

Sul Jobs Act:
http://www.corriere.it/economia/14_febbraio_28/che-cosa-prevede-bozza-jobs-act-6d1dc96e-a06c-11e3-b6e1-915c31041614.shtml
http://www.repubblica.it/economia/2014/03/01/news/ecco_il_jobs_act_targato_renzi_sussidio_di_disoccupazione_anche_per_i_lavoratori_precari-79919620/


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